Rosa Stanton

Progetto a cura della scuola di scrittura Harriette Stanton Blatch

lunedì 6 luglio 2009

Pittura & Illustrazione


MOSTRA MONET A PALAZZO REALE - Milano

a cura di Linda Brindisi


Venti opere del grande artista francese in una importante mostra dedicata al giardino giapponese di Giverny. L’arte di Monet, il padre dell’impressionismo, protagonista dalla stagione culturale di Milano. A Palazzo Reale, dal 30 aprile al 27 settembre, è possibile ammirare 20 opere che l’artista francese ha dedicato allo studio delle ninfee nel suo giardino giapponese di Giverny. La mostra: "Il tempo delle ninfee" è stata resa possibile dal più grande prestito mai concesso dal Museo Marmottan Monet per una mostra. L’esposizione è completata da una ricca documentazione fotografica dell’epoca relativa al giardino di Giverny, attualmente il più visitato al mondo, e da una serie si stampe giapponesi di Hiroshige e Ukusai e da foto giapponesi della fine dell’Ottocento.

Orari: lunedì 14.30 – 19.30; martedì – domenica 9.30 – 19.30; giovedì 9.30 – 22.30. La biglietteria chiude un’ora prima
Dove: PALAZZO REALE-Piazza Del Duomo, 12 MILANO
Quando: dal giorno 30/04/2009 al giorno 27/09/2009Dalle ore 09:30 alle ore 19:30

Leggi tutto il post!

domenica 5 luglio 2009

NON HO L'ETA'



Che fine ha fatto la Gertrude?

- sagge tonalità nel silenzio -
A cura di Chiara Cappellato

Brescello. Massimo, Vetro (gatto viaggiatore), io, il camper. Due giorni nei luoghi delle mie origini (Picasso diceva che per essere originali bisogna ritrovare la propria origine).
E’ molto presto, le 6.40. Esco a godere della quiete dolcemente interrotta da qualche uccellino che ancora sbadiglia. Un pioppeto, una strada di campagna e il paesello è subito lì, addormentato. Respiro il silenzio, inizio l’esplorazione dentro e fuori di me.
Silenzio. Perché Madre Terra l’ha creato?
La Cappe adora il Silenzio, anzi per lei è indispensabile. Ci sono persone che non ammettono di temerlo poiché denuda e sviscera pensieri che non vogliono riconoscere.
Cammino verso il paese e penso all’udito, dei nostri sensi quello che è perennemente in funzione, aperto al mondo, ma non può trattenere. L’udito ci guida all’ascolto della pace, l’alba collabora. Pensieri. Gli altri quattro sensi sono pronti per aprirsi alle emozioni che questa giornata riserverà. Curioso, osservo e cerco un posto dove affondarmi in un caffè, nella lettura di un libro o nella scrittura; seguirò la pancia, come il solito. La piazza è vuota, una deliziosa caffetteria di fronte la chiesa è già sveglia.
Le 7.00. Il Campanile avvisa puntuale.
A chi desidera, sta augurando il buon giorno, un lieto risveglio.
Mi fermo. Devo pensare. Le Campane. Sì, loro, amiche in questo sabato di vacanza.
Adesso non le tolleriamo più di tanto. O sbaglio?
Disturbano i poveri cittadini che devono rigenerarsi dopo ore frenetiche. Ogni giorno, alle 7.00, ci salutano. Noi le sentiamo solo il fine settimana. Dimenticate, le soffochiamo con il traffico, siamo morsicati da una tarantola, dall’attivismo, del nostro correre, dalla tecnologia/elettronica sempre in funzione. Non le vediamo né con gli occhi né con il cuore, ma pretendiamo comunque che tacciano dopo le 20.00. Altrimenti il sonno del mondo produttivo ne risentirebbe. Predilige la sinfonia di lavastoviglie o lavatrici in notturno.
Alzo lo sguardo, non sono più sola. Poso la penna. Si è seduta accanto al mio tavolo un’anziana signora, cappuccino schiumoso e il Resto del Carlino. La fisso a lungo (presa da elucubrazioni campanare) tant’è che se ne accorge e chiede sorridente se sono turista. Non “turista”, “viaggiatrice”; qui tutti ti danno parola come niente fosse e io non sono abituata.
Angelina, l’accento mi riporta all’infanzia e alla cara nonna, a dispetto dei suoi 80anni è già in piedi da un’ora perché deve camminare per la circolazione, in attesa della Messa.
In chiesa al microfono le letture, fiori e piante da sistemare, ha compito di supervisione-sacrestana. Prima però, sacro rituale, un buon caffè, due passi, due chiacchiere. Le 7.30; le Campane ci rallegrano, stavolta più intensamente. Chiedo ad Angelina se nessuno protesta. -“Sarebbe un sacrilegio”-, -“Qui, partiti i pullman, Brescello riprende autenticità, con rintocchi a ogni ora e a ogni mezza, come un tempo”-.
Anche nelle mie lande, ante sviluppo urbano, scandivano il fluire del tempo, voce del popolo, avvolgevano le comunità. Mezzo di comunicazione a distanza, creavano identità. Radio, meteo, orologio, giornale. Angelina mi spiega che il mattino suonavano a seconda della stagione. L’Ave Maria: era il momento del risveglio e dell’inizio del lavoro contadino. Alle 12.00 spaccate facevano posare attrezzi e invitavano a tavola. All’imbrunire, i Vespri, richiamavano al focolare, alla famiglia. Vere protagoniste, come nelle vicende di Don Camillo e Peppone che per curare “La Gertrude” si sono spremuti, tassati, sacrificati pur di vederla e sentirla rivivere.
A proposito: sapete che la campana è uno strumento musicale?
Ha origini antichissime, diffuse in tutte le culture e pare nasca in Cina millenni prima di Cristo.
La Campana Tibetana suonata da seduti accompagna la meditazione, nei Templi Shintoisti è il “gong” con cui il fedele si annuncia alla divinità, nel minareto è incarnata dal muezzin che invita i fedeli alla preghiera.
Povere cattoliche campane moderne, private di senso, della lingua universale che un tempo, confermano i miei vecchi, chiamavano a raccolta, annunciavano pericoli, gioie e dolori con tocchi diversi. Feste, sagre, vigilie si gustavano anche con il loro suonare e la vita ruotava attorno al Campanile. In Veneto è un monumento, ne abbiamo di stupendi (campanilismo: aggettivo adatto a chi è tradizionalista, chiuso, restio alle novità).
Presenze indispensabili e rassicuranti, avevano un nome, delle scritte. E noi oggi le abbiamo bandite, trascinate nel banco degli imputati, accusate d’inquinamento acustico.
Esageriamo, no?
E i campanili delle chiese di nuova costruzione? O non ci sono o emanano musica con il disco, dal classico “Din Don Dan” al motivetto della canzone dell’Azione Cattolica. Pazzesco.
Angelina se la ride alla grande e la barista si è pure unita alla nostra sonora discussione.
Donne siamo; sappiamo spassarcela chiacchierando davvero di tutto!
Finiamo in bellezza evocando il canto del gallo, altro mito, che renderebbe ancora più parlante il silenzio che non possiamo più ritrovare e nemmeno a immaginare. Assieme alle campane, al gallo, al silenzio dell’albeggiare, suoni destinati a tutti, abbiamo perso la sapienza di una quotidianità in pace con la natura. Che peccato.
Ci congediamo con un abbraccio e lei si avvia ancora verso la sua vita, così simile a quella dei nostri nonni in campagna.
A noi del Blog auguro di trovare, nei giorni di riposo estivo, la quiete di Angelina e di Brescello
Una proposta per voi: provate a pensare alle emozioni che suscitano in voi le campane.
Stasera o domani mattina riservate all’udito quanto basta per capire cosa hanno da dirvi (io credo che per ciascuno abbiano parole diverse) e raccontiamocelo.
In me luminosi, evanescenti ricordi di bambina, di una nonna che si raccomandava il mio rientro dal patronato “Quando suonano le campane”. Allora, per una bambinetta l’orologio era un lusso da regalo di Comunione, eppure rincasavo sempre puntuale!
Aspetto i vostri pensieri, ricordi e sensazioni.

N.B.: Giovanni Paolo II diceva: “E’ una bella cosa ascoltare il suono delle campane…e poi ciascuno porta in se una campana speciale che si chiama cuore, Questo cuore suona, suona e mi auguro che suoni sempre delle belle melodie, di riconoscenza, di ringraziamento…”.

Etichette:


Leggi tutto il post!

sabato 4 luglio 2009

IL SIGNOR IN GIALLO










Graceling

A cura di Lorenzo Bosi

Augurando a tutti una buona estate, colgo l’occasione di questo post per un piccolo consiglio. Naturalmente si tratta di un libro da leggere sotto l’ombrellone ma non di un giallo. Questa volta voglio dare spazio ad un altro genere che adoro: il fantasy
Il libro in questione si intitola GRACELING e Kristin Cashore ne è la giovane autrice. Il romanzo è edito dalla De Agostini.

Tutti i Graceling possiedono un dono e hanno gli occhi di due colori diversi. Ci sono vari tipi di Doni. Alcuni sono inutili, come la capacità di ricordare stupidi dettagli o di ripetere parole al contrario, altri invece sono terribilmente potenti…
Katje è alla mercé dello zio che sfrutta la sua forza – il suo dono di uccidere – come un’arma terribile da scagliare contro i propri nemici. Ma la ragazza si ribellerà.

Devo essere sincero. Le prime pagine sono piuttosto noiose e traboccano di descrizioni…se avrete la pazienza di proseguire, la storia si farà avvincente e, in un baleno, arriverete alla fine del romanzo.

BUONISSIMA ESTATE A TUTTI

Etichette:


Leggi tutto il post!

venerdì 3 luglio 2009

RAMPA DI LANCIO



L’odore della carta stampata
A cura di Lù Mancini

Sfogliare le pagine di un libro ci porta lungo una strada infinita cullati dal fruscio delle pagine che sfogliamo, entriamo in un'altra dimensione e viviamo, assieme al personaggio, un lungo viaggio avventuroso o i fremiti di un amore impossibile o le vibrazioni delle corde dell’anima che si lacera in un dolore angosciante.


A volte mi capita di rileggere più volte la stessa pagina, sottolineando i punti per me importanti, scrivendo appunti a matita in un angolino della pagina.
Il libro viene vissuto e interpretato e apre la strada ai sogni.
Le storie che ricordo meglio sono quelle che ho interiorizzato in solitudine magari seduta sotto l’ ombrellone di una torrida estate, o quelle lette durante una notte insonne alla luce tenue di una lampada.
È per questo che rivendico il piacere dei libri in carta stampata, quell’odore particolare che ha il libro fresco di libreria oppure quello polveroso di un libro antico preso in una vecchia biblioteca, entrambi mi affascinano in modo diverso: il primo perché è solo mio, l’altro perché immagino la vita di chi lo ha letto prima di me da un appunto, una dedica o altre tracce impresse sulla carta ingiallita.

Etichette:


Leggi tutto il post!

sabato 27 giugno 2009

Creatina pour Femme

You've got many friends
a cura di Katia Ceccarelli

Eccomi dunque al mio turno di post in un giorno in cui ci sarebbe da fare un sacco di coccodrilli che in gergo giornalistico stanno a significare gli articoli commemorativi di personaggi famosi. La morte di Michael Jackson - alla quale non riesco a credere ancora - ha offuscato la dipartita di altri due personaggi: Farrah Fawcett e Mario Verdone. La prima, attrice e modella americana splendida, naturale come usava prima dell'avvento del silicone e simpatica si è trovata a ripetere l'ultima drammatica scena della sua vita come nel film "Love story" avendo al suo capezzale il compagno Ryan O'Neil.
Mario Verdone invece è stato uno storico del cinema, studioso, critico d'arte e cinematografia di grandissimo rilievo, forse più famoso per essere il padre di Carlo e suocero di Cristian De Sica. In quanto a Jacko posso dire che la sua morte lo colloca nell'empireo dei miti scomparsi troppo presto, vittime della loro stessa fama prima che del destino.
Già immagino che da qui a un anno ci saranno i primi avvistamenti e i tabloid titoleranno "Jacko è vivo!" come accadde per Elvis e Jim Morrison. Si innescheranno supposizioni del tipo: "non reggeva più alla pressione e allo stress e ha finto la sua morte per andare a vivere tranquillo su un'isola sperduta". Qualcuno crederà di trovare delle somiglianze col nuovo vicino di casa, altri faranno ricerche sui suoi movimenti bancari per scoprire poi un conto segreto. Se proprio è necessario mi piace immaginarlo in uno splendido residence al sole mentre suona con John Lennon, porta a spasso in macchina James Dean e Marilyn troppo vecchi per guidare e coltiva le peonie con Elvis e a fine giornata una birretta con Jim Morrison e Jimi Hendrix. Sarebbe bello, sì!

Etichette:


Leggi tutto il post!

giovedì 25 giugno 2009

DOMINO CAFFE'


Le carte veline
a cura di Hope

Una sera d’estate riapro un vecchio file, una cinquantina di pagine mai finite di una storia che non so nemmeno se è una storia. Il canovaccio è pronto. Da qualche parte. So che non dovrò fare ricerche storiche stavolta, che la voce dei personaggi se n’è rimasta in silenzio per parecchio tempo in attesa, e che la loro storia può evolversi nel giro di qualche pagina.
Un romanzo breve. Un romanzo che potrebbe essere un interessante intermezzo fra una storia più corposa e l’altra. Una pausa nel mio lavoro creativo e allo stesso tempo una pausa piacevole per me stessa come lettrice. Un libro da borsetta. Un libro da battigia, da aprire per rilassarsi, da scrivere per rilassarsi. Un libro da compagnia. Una storia che sia in grado di divertire, esattamente come una commedia al cinema, che inizia e si conclude nel giro di due ore.

Nel frattempo Monica – amica e collega e collaboratrice Domino - mi manda un file di una storia che ha scritto, si tratta di qualche capitolo, fra il seguito del suo giallo, in un momento in cui il suo Mike Summers le chiede di potersi godere un po’ di vacanza. La storia è divertente, frizzante come un bicchiere di bianco ghiacciato, i personaggi mi conquistano e mi fanno sorridere. E non vedo l’ora di leggere il seguito. Il romanzo rimane in sospeso fino all’inizio dell’autunno quando il progetto per una nuova collana Domino si fa strada.
E così, parlando del più e del meno, in una delle solite chiacchierate ad un’ora improponibile della notte, il pensiero di quelle due storie appena abbozzate, nate in una comune pausa di riflessione, mette radici più profonde. Scrivere per dilettare noi stesse, quando altri personaggi sono in silenzio stampa, e di dilettare un pubblico che ha voglia di sorridere e di emozionarsi con storie brevi, seppur di qualità, è argomento così interessante che l’idea diventa sempre più tangibile.
L’iter dei romanzi è tutto sommato abbastanza veloce. Ci diamo una scadenza, dei limiti di pagine. Fra la stesura di un capitolo e l’altro, mentre i personaggi prendono vita, si slanciano in paradossali e impreviste acrobazie sotto i nostri occhi, seguono strade sconosciute e ci tirano per i capelli, come è nostra abitudine, ascoltiamo parecchia musica. Così i pezzi che sono stati fonte di ispirazione o semplicemente che hanno accompagnato le immagini nella nostra mente, lungo il nostro percorso creativo, vengono inseriti in fondo al libro. Esattamente come la colonna sonora di un film in un cinema. Tracce musicali, come quelle che si ascoltano su un i-pod in spiaggia e che fanno da sottofondo alla nostra estate.
E fra un rimpallo di revisione e l’altro nascono le idee per le copertine.
Non vogliamo rinunciare alla qualità. Non stiamo facendo il verso ad altre collane, più o meno famose. Stiamo creando qualcosa di nuovo, certo già sperimentato, ma nuovo per noi come autrici. Ci affidiamo alle capacità singolari del fotografo torinese Gepi Solarino che per moltissimi anni ha lavorato nel settore pubblicitario a livello nazionale. Abbiamo in mente colori pastello, tenui, più intensi, oggetti still life, dettagli puliti, una grafica nuova, equilibrata. Dalle nostre idee Gepi dà materia ad alcune bozze fotografiche. Il risultato è un connubio brillante di professionalità e inventiva, c’è colore, c’è tridimensionalità, il messaggio è semplice, immediato.
Le Carte Veline nascono dunque con un intento molto semplice. Quello di creare un momento di evasione, di intrattenere in maniera piacevole il pubblico, di emozionarlo, di sollevarlo e trasportarlo al di fuori della realtà, di fornirgli qualche ora di relax.
Amiamo raccontare storie e amiamo in egual misura leggerle. Senza distinzione fra generi letterari, senza volerci ingraziare il favore della critica, ma ricercando esclusivamente il fine ultimo di intrattenere noi stesse e i lettori.
Il piacere di una buona lettura, il ritrovarsi nel mezzo di una vicenda gradevole, con personaggi interessati e arguti, alle prese con le loro scelte, con la loro ironia e i loro più intimi sentimenti è un mezzo di evasione straordinario che rende unico un pomeriggio sulla spiaggia, un viaggio in treno, un’ora in qualche sala d’attesa, una sola serata nella tranquillità della nostra casa dopo una giornata di lavoro impegnativa.
Carte Veline è un mondo perfetto, di amori imperfetti, di sentimenti autentici, di battaglie vinte, di scommesse perse, di temperamenti audaci, di antiche tradizioni, di paillettes e lustrini, di red carpet e isole sperdute, di antichi siti celtici, di fascino e intelligenza, di pudore e sfacciataggine, di verità e menzogne, di luoghi comuni e copioni prestabiliti, di autentici legami familiari e solide amicizie.
L’amore per la narrazione, il fascino dell’intreccio, il potere della fantasia, la voce dei personaggi sono elementi imprescindibili per chi ama scrivere. E sono in qualche maniera imprinting con i quali si viene al mondo, si finisce per convivere o venire a patti. Il più delle volte rimane comunque un privilegio straordinario, che va preservato come un dono che ci rende vivi e ci permette di credere che nel corso della nostra vita finiremo col non annoiarci mai.
Sono i nostri personaggi che ci scelgono. A volte non serve far altro che rimanere in silenzio e ascoltarli. Ci parleranno di cose che non conosciamo, ma di cui abbiamo coscienza, e sfideranno la nostra razionalità, impadronendosi del nostro tempo. E lo renderanno ancora più prezioso.

Etichette:


Leggi tutto il post!

mercoledì 24 giugno 2009

EQUILIBRISMI QUOTIDIANI



Il cibo
a cura di Maddalena Morandi

Ho appena finito di leggere un libro, che vi consiglio, di Enrica Bauermeister, "La scuola degli ingredienti segreti", dove si parla di cibo e di come imparare a cucinarlo attraverso un corso di cucina, In realtà è un pretesto per conoscere le vite degli allievi e quella dell'insegnate che trasmette loro il segreto di come " usare" il cibo per curare la propria anima. A parte essere scritto molto bene e trattare argomenti profondi in modo assolutamente lieve, il libro mi ha dato la possibilità di riflettere sul mio rapporto con il cibo, o meglio del mio non rapporto con esso.
Spesso io ingurgito per fame, nervoso o fretta, quantità eccessive di alimenti senza assaporarli effettivamente, a volte dopo qualche ora non ricordo nemmeno cosa o mangiato, o se era buono. Mangio per abitudine e non sempre per necessità.
Dopo questa lettura la prima volta che ho rimangiato, era un budino al cioccolato di soia, ho cercato di tastare la crema con la lingua, di passarla su palato, di sentire la sua consistenza e di mandare giù più lentamente. Vi assicuro che mi è parso più buono del solito.
Non è che riesca a comportarmi così ad ogni pasto, ma quando lo faccio è un piacere, provate e poi fatemi sapere.

Etichette:


Leggi tutto il post!

martedì 23 giugno 2009

BRUCIAPENSIERI


Ciò che sta attorno
A cura di Gregorio Scalise

Nella posta di oggi (25/06) trovo una busta azzurra, e una lettera che comincia: “ Buongiorno, mi chiamo B.Arredamenti Group srl produzione mobili..( risparmio reale garantito del 50%..…) venga e metta a confronto i nostri preventivi”.
L’altra lettera: elezioni europee..tutti aspettiamo il volto della nuova politica. Fotografia con il volto nuovo, scrivi BC sulla lista ( nome qui fittizio ), poi un elenco: sicurezza, ripresa, lavoro, famiglia, bioetica, diritti, trasparenza, opportunità, servizi, rispetto, futuro, impegno, onestà, giovani….
Si deve supporre che il suddetto candidato si occuperà di tutto questo? Cosa hanno in comune le due comunicazioni? Hanno in comune che tutte e due pretendono la luna e la promettono. Fra l’altro Bc non poteva minimamente supporre che all’arrivo della sua missiva avessi appena chiuso un capitolo di un libro (Michael Braun, 1995) dal titolo divertente: “il variopinto esercito dei novisti”. Ma a pag.168 (op. cit.) trovo un dato per me rilevante. Sono le politiche del 1992.
Il nuovo partito, il PDS, si deve accontentare del 16,6% dei voti. Assieme a Rifondazione, Verdi e Pannella non arriva al 30%. Alcuni calcolano già che in questa tornata, europee 2009, il Pd dovrà “accoccolarsi” su un 27,5%. Se si fanno i conti, situazione come nel 1992.
Da quella data ad oggi sono trascorsi 17 anni e nella storia (alla rinfusa) si possono registrare i seguenti fatti: Tangentopoli, scesa in campo di Forza Italia, Caf, prima, torri gemelle poi, duello centrodestra - centrosinistra, euro, Prodi, scomparsa della sinistra alternativa, Lega prima all’apice, poi giù e poi di nuovo in buona posizione, i grandi attentati mafiosi ai giudici di Palermo, le prime botte serie a mafia e camorra, guerre (Iraq e Afghanistan), attentati a Londra e Madrid, pace, si fa per dire, in Iraq, aumento della società multietnica, i missili della Corea, l’Iran che non scherza, conflittualità continua in medio oriente, tre presidenti Usa ( Busch, due volte e poi Obama), una crisi economica vera o presunta in ogni caso presente e pesante, guerra nella ex Jugoslavia, movimento no global, Genova….e. ovviamente, altro ancora. Tutto questo, se i conti sopra riportati non sono del tutto sballati, ci fa vedere che il bacino elettorale della sinistra, comunque la si voglia chiamare, resta del 16%, 17%.
Nel 1976 l’anno d’oro del PCI il suo bottino alle elezioni era stato del 34,4%, la Dc era appena sopra, al 38,7%. Lo scarto, dunque, fra il PCI del 1976 e il PDS del 1992, sei anni dopo, è di quasi 8 punti. Qualunque cosa si voglia dire, in realtà uno scarto così grosso di quasi un punto e mezzo all’anno era dovuto alla scomparsa del Grande Altro.
Questo termine, già in Lacan, lo si ritrova in Zizek con un significato più politico.Diventa il potere in tutte le sue forme,rappresenta anche l’insieme delle convinzioni, anche se indefinite. Qui assumiamo il concetto di grande altro riferito all’Urss e alla sua caduta. Con la caduta del Grande Altro abbiamo anche la perdita di questi 8 punti, come a dire un elettorato che ha bisogno di un punto di riferimento forte.
E’ ipotizzabile che lo stesso elettorato vada via oggi con il popolo delle libertà? Forse. Eppure è probabile che il Pd si attesti sulla cifra sopra riportata e il popolo delle libertà già dato verso il 43% perda dei punti in queste settimane.
Caso Mills, la ragazza campana, Milan battuto e fischiato,giunta siciliana che si scioglie, lettera di Veronica, sono “ sciagure” che possono essere conteggiati in 5 o 6 punti in meno. E sarebbe anche da valutare la presa di posizione dei paolini di Famiglia Cristiana. Il “sistema delle veline” è figlio del relativismo etico di cui anche Berlusconi è responsabile e la conseguenza sarebbe la crisi morale della società. Una accusa non da poco. Il 42% ( il 43% non era ancora certo) meno cinque dà 37, 37 di Berlusconi e 27 e rotti (forse) di Franceschini, danno 10 punti di differenza. Siamo nei pressi di quel famoso bacino elettorale perso dopo il 1976?
Naturalmente analisti e giornalisti si guardano bene dal fare o tentare analisi approfondite anche perché sono difficili., con rischio di improbabilità.. e nessuno le legge. Sul Corriere della sera di oggi, Piero Ostellino, l’autore fra le altre cose del fortunato libro “La casta”, dice che i giornali sono prigionieri “ di una prassi informativa incentrata sui retroscena del Palazzo”. Analisi politica, poco e niente. E non sono abituati a combattere gli “ abusi della ragione”, ovvero le ideologie salvifiche. Ma per fare un esempio più modesto sulla Stampa di sabato 23/05 si leggeva che Berlusconi era depresso, gli era venuto il torcicollo e aveva disdetto molti impegni. Si apprenderà più tardi, fra sabato pomeriggio e lunedì, che ha concesso una infinità di interviste a emittenti locali e che ha fatto una lunga intervista con la CNN. dove fra le altre cose ha parlato anche della ragazza di Casoria. I radicali e Franceschini vogliono mandare Berlusconi in Parlamento a spiegare.
Ma non si dovrebbero sentire anche i direttori di rete che ratificano il passaggio delle veline e poi le veline stesse? Queste brave ragazze - scorciatoia (il modo più rapido per andare in tv) tutte fidanzato, direttore di rete e famiglia,non hanno anche loro una certa quota di responsabilità? E questa responsabilità, se usciamo dalle secche della discussione della moralità e del costume, non è anche politica? Difendiamo pure Noemi, come molte donne vogliono, “non dobbiamo sbranarci fra noi”, a patto di ricordare che lei non è del tutto innocente.
Del resto, in una recente ricerca, il 33% delle donne intervistate, su una cifra considerata campione di indagine, pensa che la violenza sulle donne è provocata dalle donne stesse ( atteggiamenti, vestiario, new-look). Mentre sulla CNN Berlusconi parla di tutto, Noemi compreso, la Corea del nord continua con i suoi inquietanti esperimenti atomici.
Non è che ci risveglieremo dai gossip di questi anni con l’esplosione dei missili orientali?

Etichette:


Leggi tutto il post!

lunedì 22 giugno 2009

"Cerco le stelle" di Manfredo Bertazzoni

Lunedì 29 giugno alle ore 18, presso la sala di Via Castiglione 41 a Bologna, si inaugura la personale di Manfredo Bertazzoni dal titolo "Cerco le stelle".
Sono immagini particolari, anche per l’originalità del supporto, dalle quali emergono fantastici fiori o covoni di grano. Spiazzanti a tal punto che possono sembrare un quadro buttato giù , con tecnica mista, oppure una serie di fotografie scattate in un angolo buio del giardino. Per l'autore lo spazio, il cielo nero, le galassie lontane rappresentano qualcosa di più: non solo una materia reale e irraggiungibile, ma anche la ricerca di un messaggio racchiuso nell’energia proveniente da spazi sconfinati.
"Se capita di guardare le stelle e sospettiamo di essere tanto piccoli in questo sterminato Universo - spiega Bertazzoni- allora significherà che queste immagini hanno raggiunto una possibile destinazione".
Manfredo Bertazzoni è anche autore del libro “La Terra è un Luna Park" Giraldi editore.
Vi aspetto, io ci sarò.

P.F.G.

Leggi tutto il post!

domenica 21 giugno 2009

LA DOLCE VITA DI LUDOVICA















Un ritocchino per sembrare più in forma

A cura di Ludovica Falconi

A dire che l’estrema magrezza non va più di moda è Alexandra Shulman direttrice di Vogue Uk da ben 20 anni. “I vestiti che le case di moda ci inviano sono sempre più piccoli. Siamo al punto che le modelle più famose -come Naomi Campbell, Linda Evangelista o perfino la magrissima Kate Moss - non riescono più a indossarli. Dobbiamo usare modelle senza seno né fianchi, con ossa sporgenti e un look per nulla femminile. Ormai devo chiedere ai fotografi di ritoccare le immagini per far apparire le modelle di taglia più grande.” Queste sono le parole contenute lettera inviata agli stilisti di maggior successo ma che è anche arrivata al Times di Londra che non ha potuto far meno di pubblicarla. E chi l’avrebbe detto che il Photoshop serviva anche per nascondere qualche costola, sembra paradossale ma è così.

Etichette:


Leggi tutto il post!